Un cocktail composto di farmaci, ormoni e vitamine. La cura Di Bella, la terapia anti-cancro che prende il nome dal medico Luigi Di Bella ideata tra il 1997 e il 1998 ma priva di riscontri scientifici, sarà applicata a un paziente malato di cancro. Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Bari, Maria Procoli, ha accolto il ricorso per l’accesso a questa cura, a base di somatostatina e ciclofosfamide. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani pugliesi. Critiche arrivano dal mondo della sanità: «Si tornano ad avallare il facile sensazionalismo e le false speranze da parte dei pazienti – ha dichiarato il segretario dell’Associazione italiana di oncologia medica Carmine Pintu – devono essere applicate solo cure riconosciute come valide scientificamente, e non cure potenzialmente tossiche».
La cura Di Bella
Il giudice ha ordinato alla Asl di individuare un medico disposto a curare il paziente con questa terapia alternativa, con un trattamento immediato e gratuito. Si riapre intanto la polemica sull’efficacia di questo trattamento, giudicato non efficace e non suffragato da prove scientifiche dalla maggior parte dei medici italiani. «Il metodo Di Bella non si è dimostrato attivo contro la patologia – precisa Pintu – inoltre a suo tempo si pose anche la questione etica del sottrarre pazienti a cure che si sono invece dimostrate efficaci scientificamente».
La risposta della Asl di Bari
Critico sulla scelta del Tribunale anche Domenico Colasanto, direttore generale della Asl di Bari: «Non ho ancora esaminato il caso specifico, lo farò nelle prossime ore. Come pubblico amministratore ho però il dovere di oppormi, perché ci sono sentenze che riconoscono l’inefficacia di questo metodo». La Asl seguirà quanto disposto dal giudice, visto che «per l’ordinanza si sarà basato sicuramente su una relazione medica» ma, precisa Colasanto, «è giusto che come amministratore di cosa pubblica mi opponga all’applicazione di una terapia che non ha rilievo scientifico».













