I medici specializzandi sono responsabili dei loro errori. A deciderlo è la Cassazione che ha confermato due mesi di reclusione per una ex specializzanda del Policlinico di Roma.
Il percorso formativo
Nonostante gli specializzandi stiano in ospedale per completare il loro percorso formativo sotto la supervisione e guida di un tutor se accettano di occuparsi di un paziente e commettono degli sbagli incorrono sia nella condanna penale che nel risarcimento dei danni senza poter fare appello alla responsabilità del tutor di turno. Alessandra G. la specializzanda condannata, oltre ai 2 mesi di reclusione dovrà anche pagare una provvisionale di 50 mila euro.
Il caso
La ragazza aveva accettato di prendere in cura un bimbo con problemi alla vista, cefalee e vomito, ma poi aveva trascritto male nella cartella clinica la sua diagnosi, senza dare nemmeno rilievo ai sintomi manifestati nell’anamnesi. I suoi sono quelli che la cassazione ha definito «macroscopici errori». Errore anche quello del radiologo. Entrambi i medici non si erano accorti di un tumore di cui il bambino soffriva, ritardandone l’asportazione e causando, così al piccolo danni irreparabili.
Responsabilità per gli specializzandi
La specializzanda ha chiesto clemenza proprio facendo presente che la sua attività «si svolge sotto la guida dei tutor». La replica dei giudici è che «il medico specializzando non è presente nella struttura ospedaliera solo per la formazione professionale, visto che la sua non è una mera presenza passiva». Infatti gli specializzandi sono dottori a tutti gli effetti non dei semplici esecutori di ordini e direttive di un medico più anziano, nonostante non goda di piena autonomia. «Ma tale autonomia, - specifica la Cassazione nella sentenza 6981 - seppure vincolata, non può che ricondurre allo specializzando le attività da lui compiute; e se lo specializzando non è (o non si ritiene) in grado di compierle deve rifiutarne lo svolgimento perché diversamente se ne assume le responsabilità».













