Tagli al settore della sanità pubblica, maggiori spese per i cittadini in servizi privati e la percezione che il comparto sia peggiorato a causa della mancanza di risorse: questa l’immagine della sanità italiana fotografata dall’ultimo rapporto del Censis, il Centro studi investimenti sociali, presentato oggi a Roma alla Camera dei deputati nell’ambito del Forum per la ricerca biomedica.
L’analisi
L’allarme che arriva dal Censis riguarda le condizioni precarie in cui versa il comparto della sanità pubblica: se dovesse essere confermato il trend di tagli alla spesa gli italiani si troveranno a spendere sempre di più per la propria salute. Nei quattro anni 2007-2010 la spesa totale a carico delle famiglie ha superato i 30 miliardi di euro, con un incremento del 8% durante gli anni della crisi. I soli costi dei farmaci hanno visto un calo del 3,5% della spesa pubblica e un incremento di quella privata superiore al 10%. Inoltre è previsto un ulteriore aumento del costo dei ticket su diagnostica, specialistica e pronto soccorso, che insieme alla spesa per i farmaci porterà a un aumento delle spese stimabile in 4 miliardi di euro.
Gli effetti dei tagli
A soffrire sono soprattutto le Regioni dove sono stati effettuati maggiori tagli alla sanità, in particolare nel Mezzogiorno e nel Centro Italia. Un italiano su 3 ritiene che il servizio sanitario regionale sia peggiorato negli ultimi due anni, mentre per la metà non ci sono stati cambiamenti. Solo il 13% ha rilevato miglioramenti, con una flessione del 7% rispetto alla stessa percezione di due anni fa. In particolare soffrono le Regioni che hanno adottato piani di rientro forzati della spesa, con un peggioramento complessivo dei servizi offerti ai cittadini.
La spesa degli italiani e la ricerca del low-cost
La spesa sanitaria privata è cresciuta del 25,5% in dieci anni, in particolare nei settori dove la copertura pubblica è da sempre giudicata non sufficiente, ad esempio l’odontoiatria. Una delle conseguenza principali è la maggiore attenzione all’acquisto dei farmaci, preferendo versioni low-cost generici e senza marca dei farmaci più noti. Il mercato attuale è stimato in circa 10 miliardi di euro ma è prevista una crescita del 25% all’anno. In particolare desta preoccupazione la crescita delle offerte sul web, che consentono di risparmiare fino all’85% sui normali costi, ma mancano controlli sulla qualità su questo tipo di offerta. Opzioni sempre più scelte visto che un italiano su 3 soffre di piccole patologie, soprattutto dolori muscolari, problemi alla vista, allergie, problemi di peso e frequenti emicranie.













