Avete qualcosa da dirci su di voi? Sappiate che è il vostro cervello a farvi sentire meglio quando raccontate la vostra giornata a qualcuno, quello che pensate dell’ultimo film visto e anche quando aggiornate lo status di Facebook.
Uno studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” ha dimostrato che la frequenza con cui si aggiornano gli stati del social network, la velocità con cui si twitta l’ultima novità che ci riguarda e la frequenza con la quale confessiamo ai nostri amici I più recondite dei nostri segreti è dettata dalla nostra psiche.
Se parliamo di noi siamo felici
La professoressa di psicologia della Harvard University Diana Tamir ha spiegato: «Incide sull’opinione che abbiamo di noi stessi. E di conseguenza sulla nostra percezione della felicità».
Parlando di noi stessi, infatti, secondo i ricercatori attiviamo le zone del cervello responsabili di vari tipi di eccitazione. L’area è la stessa che comunica al nostro corpo la nostra necessità di cibo, di denaro e anche la voglia di fare sesso. Nei tossicodipendenti si attiva ogni volta che si fa uso delle sostanze da cui si dipende.
Quasi la metà del nostro tempo a raccontarci
In effetti secondo lo studio oltre del 40% dei nostri discorsi giornalieri sono a proposito di noi. La media, ovviamente sale ancora se si considerano Twitter e Facebook alla stregua di una chiacchierata tra amici, visto che sono incentrati sull’autocelebrazione.
E proprio questo potrebbe essere alla base del successo dei social network. Parlare di noi, o twittare su di noi, fa in modo che il nostro cervello ci comunichi un senso di benessere generale, anche nei momenti più pessimisti della nostra giornata.
Twittare per sopravvivere
Secondo Paul Zac, ricercatore del Centro di Claremont spiega i motivi del nostro bisogno di diffondere ciò che pensiamo e proviamo con una sorta di istinto di sopravvivenza: «Siamo ovviamente degli animali sociali. Incapaci di sopravvivere da soli. Se non comunichiamo a lungo andare gli altri smetteranno di comunicare con noi a loro volta. E poco per volta ogni tipo di interazione finirebbe, creando delle reazioni a catena».
In poche parole dire quanto è stata bella o brutta la nostra giornata non è altro che la dimostrazione di far parte del branco. Così vale per ogni twitt e ogni aggiornamento di status su Facebook. «Gli animali – continua il dottor Zac – fanno la stessa cosa. Con l’olfatto, i versi e i movimenti».













