Vittima dello stress, avvelenato o distrutto dalla sifilide? Il dottor Harry Vinters, professore di neurologia dell’UCLA, l’università della California, e lo storico russo Lev Lurie hanno unito le forze per riesaminare, per l’ennesima volta, le cause della morte dell’artefice della rivoluzione d’Ottobre, Vladimir Il'ič Ul'janov, in arte Lenin.
Diagnosi storiche
Il medico e lo storico si sono incontrati per l’annuale incontro presso l’università di Medicina del Maryland questo weekend. Ogni anno il college chiede a medici e ricercatori famosi di diagnosticare le cause della morte di personaggi storici. Dopo Colombo e Lincoln quest’anno è toccato al leader sovietico, la cui autopsia rivelò pareri a dir poco discordanti.
Ictus imprevedibili
A cinquantatreenne capo del partito bolscevico aveva sofferto di vari ictus prima di morire nel 1924, ma cosa abbia causato questi problemi non è dato saperlo.
Il dottr Mackowiak, ideatore della conferenza annuale, ha commentato: “Era troppo giovane, e non aveva nessuna delle componenti di rischio”.
Lenin, infatti, non solo non fumava ma sembra che non lasciasse neanche avvicinarsi troppo chi indugiava in quello che riteneva un vizio. Non soffriva di diabete, non era sovrappeso e l’autopsia dell’epoca non trovò nulla che potesse far intuire problemi di pressione alta.
La malattia sessualmente trasmissibile
All’epoca una delle ipotesi era la sifilide, per la quale fu curato, ma della quale non vi è traccia sul referto autoptico esaminato dal dottore Vinters.
Secondo il neurologo americano, la possibile causa potrebbe essere nei suo geni. Il padre di Lenin infatti morì a 54 anni. Da non sottovalutare per il dottore è lo stress a cui sicuramente il leader era sottoposto.
Il complotto
L’ipotesi del complotto ordito da Stalin invece è la favorita dello storico russo Lurie. Possibilità non esclusa da Vinters, soprattutto se si prende in esame un possibile avvelenamento “progressivo” che sarebbe partito dal 1921, periodo dei primi ictus, fino al 1924.
E l’autopsia? Vinters nota che stranamente nessun tipo di esame tossicologico fu fatto durante gli esami sulla salma, nonostante Lenin sia stato visto parlare apparentemente in buona salute a poche ore dalla sua morte, avvenuta tra violente convulsioni: “Cosa alquanto rara – spiega Vinters – in chi ha un ictus, molto più probabile in chi ha ingerito veleno”.
Per Lurie la soluzione sarebbe semplice. “Una seconda autopsia. Infondo il corpo è ancora lì. E il cervello è ancora intatto”.













