Con l’avanzare prepotente della tecnologia e dei videogiochi all’ultimo grido, le bambole vengono riposte sempre più in soffitta. A volte sono dei veri oggetti di antiquariato e da collezione, di carta, di pezza, di plastica e di porcellana, tant’è che a Napoli c’è una bottega che le ripara. Si tratta di un vero ospedale delle bambole, nel cuore della città, dove vengono ricoverate e aggiustate, un laboratorio artigianale che è anche meta di collezionisti e studenti di restauro, oltre che di tanti turisti.
Le origini familiari
L'ospedale nasce nel 1800, a opera di Luigi Grassi, scenografo dei teatrini dei pupi. Tiziana Grassi, erede di quarta generazione di Luigi, racconta che l'idea di creare un “ospedale delle bambole” nacque per caso. Infatti nella bottega di via San Biagio dei Librai il suo bisnonno teneva esposti ad asciugare le teste e i corpi dei burattini e delle bambole che creava, quando un giorno una donna, passando, disse: «Che impressione, mi sembra proprio un ospedale delle bambole». Da quel momento in poi quella bottega non ha mai cambiato nome, iniziando una lunga tradizione di “segreti di famiglia” tramandati di generazione in generazione.
I vari tipi di “cura”
Abili artigiani sono all’opera tutto l’anno per “medicare” braccia, gambe, teste e occhi staccati da fratellini dispettosi, i guasti più frequenti. Oliare gli ingranaggi di bambole di ogni genere, e non solo, c’è anche un reparto di cure estetiche: trucco, acconciature, scarpe, intimo, vestiti e tutto ciò che riguarda l'aspetto esteriore. Alcune bambole sono rigorosamente artigianali e d’epoca, spesso in porcellana decorate con abiti in pizzo. Tuttavia tra i “pazienti” ricoverati è possibile trovare anche pastori del presepe, cavallucci a dondolo, ed altri tipi di giocattoli naturalmente artigianali.
Un negozio e una mostra
Il negozio, con la targa bianca e rossa, simile ai “pronto soccorsi”, ospita una vera mostra: gli scaffali sono pieni di pupi e bambolotti di tutti i tipi che aspettano pazientemente il loro turno. I cassetti colmi di occhietti da ricambio. Pupi siciliani alti settanta e ottanta centimetri. Alle pareti attestati di stima, copie di giornali ingialliti e guide straniere che parlano dell’attività dell’unico restauratore di pupattole.













